martedì 6 marzo 2012

Bollettino di guerra


Ieri sera ero a cena con alcuni amici inglesi in un tipico pub della City.   Come accade di frequente,  finisce che si discute della situazione economica e politica dei rispettivi Paesi. Alle loro  osservazioni sullo stato in cui versa attualmente il nostro Paese, corroborate da quel senso dell'umorismo anglossassone che a volte mi indispone ,   ho “difeso” l’orgoglio nazionale, trascurando ogni evidenza,  per spirito patriottico  e per la convinzione che i “panni sporchi” debbano essere lavati in casa, evitando così uno dei nostri peggiori difetti: quello di "farci male" da soli...
Oggi, in attesa dell’imbarco, ricevo una mail da parte di uno di questi, sarcastica se volete, ma che rende l’idea di come dalle pagine dei nostri quotidiani ( nel caso trattasi di Corriere.it ) i nostri associati europei si facciano l’opinione del Belpaese..
Prendo lo  stralcio più rappresentativo di seguito, trascurando il resto:  giudicate voi...

p.s. : ovviamente il mio amico inglese, come molti in UK,  identifica con Milano la Regione Lombardia.



"Dear Romano

....this is the home page of your Corriere della Sera. I think it’s a War bulletin. What happens in Milan? Politicians are all being investigated in recent times? And Mr. Berlusconi is surrounded by incapables on his PDL Party? In any case, Italians can always bett online to overcome the crisis! J

See you soon"






Evasione, elusione & le favole


Nel commento di ieri sul presunto rapporto diretto tra debito pubblico ed  alte aliquote fiscali, è stato fatto un breve accenno alla questione evasione ed elusione fiscale e su come tale evidente malcostume, peraltro non solo italiano, incida pesantemente sulla pressione fiscale nel nostro Paese: perlomeno è quanto si sente ripetere da molti. Sembra essere, allo stato, il messaggio prevalente sui media, tanto diffuso che se sbadatamente ci scordiamo di prendere lo scontrino al bar, ci sentiamo tutti parassiti a carico della collettività.  E così via a controlli di massa da parte delle istituzioni competenti, veri e propri exploit cinematografici di pura… propaganda! Per inciso, si parla poco di elusione fiscale: non ho mai visto spot  in televisione che richiamino ad un più severo ed attento controllo delle alchimie di bilancio che consentono, attraverso l’utilizzo di società di comodo e/o sedi all’estero, di pagare le tasse in paesi con aliquote molto più convenienti rispetto alle nostre. E’ da notare che le prime ad utilizzare queste “scappatoie” sono proprio le Banche(sic!). Il danno provocato dall’elusione fiscale è ben più grave di quello, pur da condannare, dell’evasione, perché la ricchezza generata da quest’ultima e da quello che semplicemente definirei pil parallelo (non tassato), rientra nel circuito economico e tocca tutti i livelli sociali,  dai piccoli imprenditori ai lavoratori dipendenti, dai commercianti ai commessi, spesso consentendo loro di “tirare avanti” e magari pagare le rate del mutuo o del leasing strumentale. Non sia letta questa mia come una apologia dell’evasione fiscale, tutto l’opposto. Ma è significativa nel palesare come sia più facile per chi di dovere promuovere una forte comunicazione in una certa direzione, trascurando l’altra, magari perché più scomoda a certi centri di potere….chissà perche?!  Ma la riflessione di oggi è un’altra: siamo sicuri che l’abbassamento delle tasse debba derivare solo dalla lotta all’evasione? Oppure ci troviamo di fronte ad un’altra favola?  L’affermazione, o se preferite la proposta,  in voga in questi giorni dal Governo va in questa direzione, ovvero quella di utilizzare i proventi della lotta all’evasione per trovare una soluzione ideale per l’abbassamento della pressione fiscale ormai vicina al 55 %  per le persone fisiche (sic!) ed al 60% (Sic! Maiuscolo) per le Imprese, tenendo peraltro  in considerazione che l’Istat nei suoi report include anche l’economia “parallela”, stimata in oltre 300 Mld/€  (compresi quelli  derivanti dalle attività della criminalità organizzata e dalla corruzione della pubblica amministrazione) , quindi,  le aliquota  sono  ben più alte!

Ma è davvero così? Non credo proprio, almeno per quanto riguarda gli effetti significativi.

Sussiste inoltre una  apparente e sostanziale contraddizione insita nell’azione di governo.  Da una parte,  per esempio  aumentano le accise sui carburanti e probabilmente saranno innalzate le aliquote Iva a settembre, dall’altra si “proclama” solamente  la auspicata (ed invece necessaria) riduzione delle imposte dirette. Nondimeno quella annunciata  (al 20, 30 e 40 %)  sarebbe in definitiva un piccolo intervento, non determinante nell’attuale contesto per dimostrare una reale intenzione di cambiamento, di una strutturale diminuzione che getti le basi ad un positivo rilancio dei consumi e conseguentemente alla crescita del pil nazionale.

Certo, potremmo dire che…” tutto fa brodo”, quindi ben vengano i maggiori introiti derivanti dalla lotta all’evasione ed alla elusione fiscale (sebbene questa con minor pubblicità ed accanimento…), ma ritenere che sia questa la via principale è un’altra favoletta! Il peso fiscale che grava sulle famiglie e sulle imprese potrà essere diminuito solo attraverso una vera, reale ed adeguata riforma dell’amministrazione pubblica, riducendone i costi elefantiaci che attualmente comporta: qui sì che avremmo reali benefici!   La logica dovrebbe quindi essere capovolta: prima eliminare gli sprechi, ridurre contemporaneamente le tasse e combattere l’evasione. In questo modo, si inizierebbe  anche un nuovo percorso di educazione civica dei cittadini, nell’identificare lo Stato non come un pozzo senza fine, un mostro divoratore dei nostri soldi,  bensì come erogatore di servizi necessari a tutta la collettività. Sono convinto che questa nuova via,  unita  ad una diminuzione dell’infinita burocrazia fiscale, talmente complessa e contorta che spesso ci fa essere evasori in buona fede,  non solo consente di abbassare le aliquote, ma…aiuterebbe gli italiani a pagare le tasse! E potremmo così pensare seriamente alla crescita!

lunedì 5 marzo 2012

Debito pubblico , tasse e.. una grande menzogna


Una delle più ricorrenti ragioni per le quali tutti i governi che si sono succeduti negli ultimi venti anni non sono riusciti a realizzare una riforma fiscale che portasse ad una seppur minima  diminuzione  delle aliquote, che sappiamo essere tra le più alte in Europa,  è l’enorme debito pubblico del Paese, ovvero gli interessi che ogni anno siamo costretti a pagare e che incidono pesantemente sul conto economico del Paese.  Un’altra ragione è l’elevata evasione fiscale – sarebbe più opportuno a mio avviso parlare di elusione fiscale – con la quale vengono sottratte alle casse dell’erario importanti risorse che, conseguentemente, obbligano ad incidere in maniera più pesante su coloro che le tasse le pagano. E’ un argomento, quello dell’evasione e dell’elusione su cui torneremo prossimamente.


Il debito pubblico elevato obbliga quindi gli amministratori dello Stato a mantenere un’elevata pressione fiscale, non liberando così risorse da destinare alle infrastrutture, alla sanità, ai servizi. Ed il rischio è che  Il circuito perverso che si e’ creato tra servizi scadenti, evasione fiscale, aliquote e tassazione occulta rischia di disgregare le basi stesse della nostra democrazia  e della pace sociale.


I cittadini sono oramai così abituati a sentire il ritornello debito alto = causa mancata riduzione delle tasse che sfiniti ed impotenti, rassegnandosi, hanno finito con il crederci. Ma è davvero così? Oppure è una grande cortina fumogena (menzogna) per mascherare incapacità, inefficienza e sprechi?


Vediamo alcuni numeri con un semplice paragone che è stato oggetto di  un interessante confronto con le tesi sostenute da Giuseppe Bortolussi (che condivido)  nel corso del weekend  in occasione di un Convegno.   Non consideriamo ovviamente il capitale, ovvero il valore assoluto del debito: quello viene restituito negli anni ed è  sostenuto da altre emissioni di titoli.  L’ammontare degli interessi che lo Stato Italiano  (i cittadini)  deve pagare ogni anno e deve quindi inserire nella legge finanziaria, in valore assoluto è oggi  pari a ca. 70 Mld/€. Esagerando, dati i recenti alti tassi dovuti (?) alla scarsa fiducia degli Investitori,  poniamo siano pure 80: ma si, non badiamo a spese. Ora, espressi in percentuale sul Pil italiano, questi valori incidono attorno al 2,5%. Immaginiamo ora questi numeri riferiti ad una Azienda privata, meglio ancora ad un nucleo famigliare. Per facilità di calcolo, supponiamo che il reddito a disposizione (il pil)  di questa ipotetica e felice famiglia sia di 100.000 €/anno. (..bel reddito, ma ricordiamoci che la nostra economia è pur sempre la seconda in Europa). Ebbene, questa (fortunata) famiglia si ritrova così  a pagare 2.500 € di interessi a fronte dei propri debiti. Ma la cosa non impedisce al “buon padre di famiglia” di soddisfare i bisogni primari del proprio nucleo, di mandare i figli a scuola, di comprare qualche libro e, perché no, qualche ulteriore spesa accessoria, ristorante, cinema,  una vacanza ….


In conclusione, l’incidenza degli interessi dovuti al debito è irrilevante rispetto al totale delle entrate, pertanto la risposta alla domanda posta è che  i motivi per i quali non si è riuscito ad intervenire sono altri e, direi… di tutta evidenza!


Siamo quindi fronte ad una colossale menzogna, ovvero la ricerca di una facile giustificazione proferita da parte dei vari governi negli anni, ad una sostanziale incapacità di gestire i conti pubblici con la diligenza del “buon padre di famiglia”, al contrario caratterizzata da sprechi delle risorse disponibili e da malaffari di diversa natura, corruzione nella pubblica amministrazione ed indebiti arricchimenti personali a danno della collettività. Mi approprio delle parole in varie occasioni pronunciate a gran voce dall’amico Oscar Giannino: “Stato ladro”. E’ così. Il debito pubblico? Un’altra faccenda…

venerdì 2 marzo 2012

Tassa di stazionamento? Fuga dai porti ..italiani!

Alcune settimane fa scrivevo: 

 "...Confesso che non seguo con particolare assiduità la trasmissione di Bruno Vespa, Porta a Porta…Ieri sera, tuttavia, tra uno zapping e l’altro sono incappato nel momento in cui il buon Vespa, con tanto di nuca al catrame, manifestava le proprie perplessità in merito alle nuove normative sull’uso del contante ed alla tassa di stazionamento per le imbarcazioni al So
ttosegretario Polillo.
Premetto, ho sempre ritenuto che fossero due provvedimenti “demagogici” , ovvero che avrebbero prodotto più danni che benefici...."
 
Ed ancora "...Lo stesso per le barche: alcuni le vendono, altri …approdano su nuovi lidi, vedi Croazia & C. Per non parlare poi delle navi (mi informano che oltre i 20m di lunghezza si chiamano di navi) che stazionano a Montecarlo con bandiera caraibica ma dove la lingua parlata a bordo è l’italiano. Inoltre, quanti operai, tecnici, progettisti, manutentori, fornitori sono coinvolti in un settore, quello nautico, che ci pone come benchmark mondiale? Sarà un caso ma recentemente, il più noto Gruppo cantieristico da diporto italiano è stato acquistato da cinesi: cosa faranno una volta appropriatisi del know how? Continueranno a produrre nei cantieri italiani o …torneranno a casa, magari mantenendo solo un ufficio di rappresentanza, tanto per godere del supporto del Made in Italy?..." Più danni che benefici!
 
 
da Corriere.it :
 
Porti, le tasse accendono la grande fuga ma i costruttori preparano altri approdi

Caruso



Chiunque non provi un brivido ascoltando Caruso, probabilmente ha perso o non ha mai avuto il dono più bello che la vita possa offrire : l'emozione

Cds: chi vince & chi perde


Non passa giorno che, leggendo le agenzie di stampa dal  mondo finanziario, non mi domandi : cosa si saranno inventati oggi ? Siamo oramai assuefatti, a volte rassegnati, di fronte  ad un mondo volubile, caratterizzato da una grande fantasia degli strumenti, incomprensibili ai più,  da decisioni  prese in autonomia dai softwares che “giocano” con la sorte del mondo. Ciò nonostante, è impossibile restare indifferenti ad alcune notizie. Oggi,  una in particolare riguarda ancora una volta la Grecia – ma non solo -  il debito greco e  la decisione presa  dall’ Isda (International Swaps and Derivates Association) sui “famosi” Cds (credit default swap).

Cosa è successo?  In sintesi: dopo una lunga riunione del comitato determinazioni, la Isda ha deciso che il patto di ristrutturazione del debito che la Grecia ha definito nei giorni scorsi con le Banche creditrici, non rappresenta un credit event, in altre parole un default. Di conseguenza, non scatterà il pagamento delle coperture assicurative, i famosi Cds.

Non è una decisone da poco, per le implicazioni immediate che comporta  e determinerà nel medio/lungo periodo. Chi vince? Guarda un po’ ..le Banche tedesche (e americane) che sono le maggiori detentrici di tali titoli, stimando per loro un risparmio, ovvero un mancato salasso di ca. 3 Mld.

Chi perde? Manco a dirlo: i piccoli risparmiatori! Infatti, la decisione dell’Isda farà scattare sicuramente l’applicazione delle clausole che obbligano tutti i creditori - indifferentemente - ad aderire e ritrovandosi così con un bel mucchietto di carta al posto dei loro soldi,  venendo di fatto a mancare la possibilità di far valere i Cds posseduti.

Ora, la decisione dell’ Isda segnerà, a mio avviso, la fine dei Cds: quale investitore impiegherà il proprio denaro in assicurazioni contro il possibile default di uno Stato sovrano, consapevole che l’assicuratore, dopo la  decisione dell'Isda, non pagherà? E’ la fine di uno strumento finanziario che è stato discusso e criticato da molti.

Non è finita. In questo continuo succedersi di incontri e riunioni più o meno segrete, l’altra notizia è che ieri si è messo insieme  anche un comitato (segreto)  di grandi banche, hedge fund e fondi di investimento, al fine di decidere se la citata ristrutturazione del debito greco faccia scattare o meno anche i derivati. Valutazione importante: non stiamo parlando di …noccioline!  Le conclusioni che saranno prese  avrebbero  effetti non solo sui Cds greci, ma coinvolgerebbero  l'intero mercato obbligazionario e sui detentori di (non svenite) 2.900 miliardi di dollari di Cds sul debito sovrano… nel mondo!

Dove sono le regole? Denaro virtuale, miliardi di euro, dollari che oggi ci sono e domani…chissà?!


giovedì 1 marzo 2012

Fattore tempo & credito alle Imprese


Leggendo  il rapporto sulla congiuntura economica  americana che la Federal  Reserve pubblica ogni sei settimane apprendiamo che è cresciuta ad un ritmo «tra modesto e moderato» nei primi mesi del 2012.  In particolare il settore manufatturiero e quello immobiliare si sono rafforzati e le assunzioni sono aumentate sebbene di poco. In ogni caso, stiamo parlando di valori percentuali - +2,5% previsto per il 2012 - che riferendosi al precedente dato relativo al IV /2011  (+3%)  sono, data la situazione, tutto sommato lusinghieri e di buon auspicio. A tal proposito, vi invito ad un confronto con le stime della Commissione Europea relative all'economia euopea riportate nel precedente articolo “Crescita & sconforto”. Fate voi i confronti…
Sempre secondo la Banca centrale americana, è interessante sottolineare che particolare solidità  è stata riscontrata anche nel settore automobilistico.  Ah, Marchionne …


Ben Bernanke, il Presidente della Fed, ha inoltre ricordato questa mattina come restino alte le preoccupazioni legate ai rischi rappresentati dalla crisi europea, dove rimangono problemi a livello fiscale e finanziario:  come dargli torto! Quindi, pur riconoscendo valido il percorso fino ad oggi compiuto dall’Europa, il Presidente della Fed mostra qualche preoccupazione (dubbio?) in merito al fatto che nel Vecchio Continente si possa fare ricorso solo a misure di austerity per contenere la crisi, avvertendo così  la necessità di dover sostenere la ripresa e la crescita con misure importanti. E’ da notare come Bernanke concluda il suo intervento riferendosi alla politica monetaria che la Fed applicherà, non escludendo, anzi direi,  promettendo una nuova tornata  (sarebbe la terza in pochi mesi)  di interventi a favore dell’intero settore manifatturiero americano, quali stimoli alla ripresa.


Sarebbe ora facile fare dell’ironia spicciola riferendosi alle prime dichiarazioni di alcuni nostri Istituti bancari,  peraltro a volte contraddittorie, seguite alla  immissione dei 530 Mld/€ nel sistema bancario europeo. Ma data la reale e drammatica situazione in cui versano le Imprese e le famiglie italiane, non è il caso. E’ quindi preferibile concludere formulando un auspicio: quello che le Banche italiane prendano consapevolezza del fattore tempo  - poco tempo - che le Imprese, in particolare le Pmi, hanno a disposizione per le loro possibilità di sopravvivenza e di ripresa e possano, le Banche,  cambiare il loro approccio nella concessione del credito  alle Imprese, credito del quale oggi  necessitano come l'aria,  non solo per investire in nuovi progetti - e senza investimenti non si cresce -  ma (ahimè) per esigenze  di circolante:  per far fronte alle scadenze di fine mese, stipendi dei dipendenti inclusi!


Il precedente “free lunch” servito sul piatto dalla BCE non ha avuto, per le Imprese e le famiglie,  il ritorno aspettato : solo il 4% è stato erogato dalle nostre banche: questa volta non sia così!