martedì 21 febbraio 2012

Confindustria : perché tifo Bombassei


Sono giorni frenetici in Confindustria: si avvicina la scadenza elettorale ed il “gioco” tra i due contendenti diventa sempre più aspro. Da una parte Giorgio Squinzi, patron della Mapei, dall’altra Alberto Bombassei, titolare della Brembo. Quest’ultimo si è arrabbiato non poco (giustamente a mio avviso) per il titolo del Sole24ore di alcuni giorni fa che poneva l’avversario “in avanti” nella corsa alla successione della Marcegaglia. In effetti suona quantomeno sospetto che il giornale edito da Confindustria riporti tale titolone… Vabbè, sono note le “simpatie” che l’attuale Presidente nutre nei confronti di Squinzi.

Bombassei, da parte sua, non esita a controbattere con una lettera piena di polemiche verso il Comitato del Mezzogiorno dell’associazione,  accusandolo di aver espresso una preferenza che, in realtà, non corrisponde concretamente al reale desiderio degli associati, ma puro gesto di cortesia dei vertici meridionali alla Mercegaglia ai soli fini di influenzare la Giunta di Confindustria  chiamata ad eleggere il nuovo Presidente il prossimo 22 marzo. Si susseguono ulteriori colpi di machete: le dichiarazioni del capo di Confindustria  di Reggio Calabria che pubblicamente ha  avvallato la tesi di Bombasei, richiami all’ordine da parte di Roma con l’ipotesi di chiudere la sede(commissariata) di Reggio Calabria. Si arriva quindi al duro colpo (mortale?) verso il  duo Squinzi/Marcegaglia  allorquando in  un articolo de l’Espresso   vengono rivelati i modi (irregolari ?) con i quali sono stati erogati milioni di euro all’imprenditrice Cristiana Coppola, vice e fedelissima alla Presidente Marcegaglia. In tempi di crisi e di credit crunch, il fatto che un alto dirigente dell’Associazione ottiene ca 25 milioni in maniera piuttosto facile, non è certo un bel viatico alla causa ….

La lotta  tra i due contendenti continua a colpi di dichiarazioni e presenze sui media, compresa quella sempre più assidua della Marcegaglia presso la sede del Sole24ore: dicono stia progettando l’arredamento del suo futuro ufficio da Presidente in caso di vittoria del suo “protetto”.

Non ho mai avuto particolari simpatie per Emma Marcegaglia e concordo con quanto scritto da Giuliano Ferrara che l’ha definita” il peggior Presidente della storia di Confindustria”. In effetti ha gestito l’Associazione senza mai concretizzare nulla, sia nei rapporti spesso troppo ammiccanti con il Governo,  sia nei confronti dei Sindacati, in una azione quantomeno sterile. In particolare, cosa che spesso le ho contestato, non è riuscita a risolvere il conflitto d’interessi che tutt’ora si appalesa all’interno di Confindustria, ovvero quello tra le grandi aziende (poche) e le PMI (molte) e le conseguenti strategie di supporto ad entrambi, senza che le prime prevarichino sulle seconde, vero motore del sistema economico del Paese.

Alberto Bombassei rappresenta, a mio avviso, l’uomo che è in grado di porre fine a questo stato, per la sua esperienza imprenditoriale e per l’eccellenza riconosciuta alla sua azienda, la Brembo. Ma soprattutto perché è la figura che davvero può rompere il  filo di continuità con l’attuale gestione . Per questo motivo gli vanno tutte le mie simpatie.

Made in Italy in ...vendita!

Scrivevo qualche giorno fa.."Cambio di strategia: non copio più ..me lo compro!"
In questo caso non sono cinesi, ma la sostanza ..non cambia

Grecia : il debito, la solidarietà & la sovranità


E’ durato oltre dodici ore, molte delle quali per convincere (?) le banche private a digerire un taglio più marcato dei loro crediti, ma alla fine  i Ministri delle Finanza dell’Eurogruppo hanno detto si, trovando un accordo sugli aiuti alla Grecia che, al momento, evita il fallimento del Paese. Dai primi commenti che leggo dalle agenzie,  come è giusto che sia, sembrano tutti soddisfatti.

La Grecia riceverà i 130 miliardi di euro necessari , sono stati ridefiniti i parametri per il debito, realisticamente più alti dei precedenti e, come detto, dato una sfoltita ai debiti nei confronti delle banche private, per lo più tedesche, francesi e americane. Fossimo a scuola, potremmo dire che i Professori hanno superato il compito in classe. Pericolo scampato, quindi.  

Ciò nonostante, pur apprezzando lo sforzo comune europeo per evitare il default, qualche riserva sulla reale efficacia  a medio / lungo termine degli interventi  (aiuti) non può non essere espressa. Sulle questione tecniche,  ovvero sulla reale possibilità che la Grecia possa, nonostante gli aiuti, conseguire gli obiettivi, si è e si continua discutere molto. Personalmente sono dell’opinione (e lo scenario si avvicina molto al nostro Paese, sebbene con ordini di grandezza e “peso” politico nel consesso europeo completamente  differenti)  che ancora una volta si tende a non considerare il denominatore nel rapporto debito / pil, ovvero da una parte si guardano i tagli di spesa con una particolare quando doverosa attenzione, ma dall’altra non si vedono (forse perché è la componente più complessa) misure adeguate per il rilancio dell’economia, del fatturato Paese che in ultima istanza è il solo fattore che può consentire alla Grecia di riuscire nel suo intento.  In questo senso, è significativa la lettera inviata dai Leaders Europei (assenti quello tedesco e francese ndr.) con la quale si indicano  alla Commissione Europea ed al Presidente dell’Unione otto punti  prioritari per rilanciare la crescita dell’eurozona.

Sono però le condizioni imposte al Paese Grecia che credo debbano far riflettere. Di fatto, le prime notizie confermano il commissariamento del Paese, con la richiesta che sia promulgata una nuova norma costituzionale che impegni il Paese a far fronte ai propri debiti prima di utilizzare le risorse per pagare le pensioni e gli oneri sociali. Quindi  un'amministrazione controllata sempre più  oppressiva, con  un conto vincolato a garanzia del debito e la  presenza costante  della Troika (Ue-Bce-Fmi)..  sul Partnenone. Ci si ritrova nella sostanza alla perdita della propria sovranità nazionale: questo è l’aspetto umiliante per la nazione greca. Certo, non è il caso di parlare di solidarietà…

La questione finale riguarda quindi tutta l’idea di una Unione Europea, laddove in  tutti gli Stati membri, per diverse ragioni, sta montando un clima di avversione che certo non lascia intravedere  buoni auspici per il futuro. Riusciranno i Professori europei , spesso troppo asettici e meticolosi  nelle loro decisioni (che riguardano la vita reale di tutti i cittadini e faremo bene a non scordare le immagine di Atene) a garantire il salvataggio della Grecia e …dell’Europa? Come rispondeva  Einstein quando gli venivano poste domande dai suoi studenti che imponevano risposte particolarmente complesse: “..Staremo a vedere”

lunedì 20 febbraio 2012

Cambio di strategia : non copio...me lo compro!

Per essere più esatti, il titolo non è completo. Avrei dovuto aggiungere “continuo a copiare e nel frattempo mi compro l’originale”. L’aggettivo originale non si riferisce ad un qualsivoglia prodotto finito che può fregiarsi del supermarchio “Made in Italy”, bensì all’Azienda italiana che lo realizza! E, guarda caso, si tratta spesso di Aziende il cui Marchio è parte delle nostre eccellenze, quelle per intenderci che hanno reso il lifestyle italiano un benchmark nel Mondo. L’ultima notizia è relativa alla vendita di uno storico marchio dell’automobilismo italiano, la De Tomaso, alla la Car Luxury Investment che è sì una società italiana, ma del gruppo cinese Hotyork Investment Group! Era nell’aria da qualche tempo, più precisamente da quando lo scorso dicembre l’azionista di riferimento italiano, la famiglia Rossignolo aveva concesso l’uso di alcune licenze di utilizzo di brevetti. La cifra di cui si parla è di ca. 12 Mli. Chi, come me, è attorno ai cinquanta, non può non provare un certo senso di nostalgia e delusione pensando ai miti della nostra infanzia, la Pantera de Tomaso….(sic!) Il caso De Tomaso è in sequenza temporale ad altre recenti cessioni di Brands italiani a Gruppi asiatici. Molti di questi, come detto, simboli del MiI: dai Cantieri Ferretti (che navigavano in cattive acque), a Broni ed Allegri per citarne solo alcuni. La stessa Bulgari era stata ceduta al colosso Lvmh, ma di Gruppo francese si tratta, Europeo, quindi non c’entra… Le prime dichiarazioni (di circostanza?) da parte dei nuovi azionisti, comuni a tutte queste cessioni sono la soddisfazione per l’accordo raggiunto e la conferma che saranno mantenuti i siti produttivi in Italia. Meno male, data la situazione generale, la seconda (la conferma) è una bella notizia: l’arrivo di nuovi capitali rimpingua le casse (spesso scarne) e consente gli investimenti necessari allo sviluppo. Almeno questa è la prima considerazione che sorge spontanea. Ma c’e da fidarsi dei commenti e delle promesse? Non pensiamo male (..ma spesso ci si azzecca), tuttavia qualche riserva c’è! Più precisamente : chi potrà impedire ai nuovi proprietari di trasferire le produzioni in Paesi più allettanti sotto il profilo dei costi di produzione, della burocrazia e dell’imposizione fiscale una volta acquisito in toto il know-how? Badate, non mi riferisco a quello industriale che già conoscono meglio di noi, bensì al particolare approccio mentale alla manifattura che è, direi, una peculiarità esclusiva italiana, fatta di cultura ed esperienza nell’individuare i dettagli, nel determinare il particolare vincente e nel saperlo presentare: quello che mi piace definire l’anima dei prodotti Italiani. Ecco il vero valore immateriale del Made in Italy: “l’anima” non è riproducibile a basso costo! Proprio per questo ce la stanno comprando: l’hanno capito!

A proposito del Governo Monti, della finanza speculativa, dei derivati, del rating, delle Pmi, del…Caos!

Che il caos regni sovrano in questi difficili tempi pare essere l’unica certezza! Ho sempre pensato che quando una situazione e/o circostanza appare “troppo” confusa e…stupida, probabilmente tanto confusa e stupida in realtà non lo è per niente. Veniamo al punto, fotografando gli ultimi eventi in successione temporale, tralasciando volutamente la vicenda della Grecia, anche se esemplificativa per l’oggetto di questa riflessione, per rispetto e solidarietà verso un popolo umiliato e vessato. Fine dicembre 211: le Banche ottengono i 489 miliardi di prestiti triennali della Bce concessi nell’asta di dicembre ad un tasso d’interesse annuo dell’1%: è un affare! Si stima che i prestiti arriveranno a un totale di 1.200 miliardi dopo la seconda asta di fine febbraio . Molti osservatori affermano che è proprio un “free lunch”, un pasto gratis, un vero regalo. Dovrebbero servire (anche.. ed io dico soprattutto) a combattere il fenomeno del stretta creditizia, il cosidetto credit crunch, alle famiglie (mutui) ed alle Imprese (affidamenti). In sintesi, quella che dovrebbe essere una boccata d’ossigeno per l’economia reale! Non è così (sic!) almeno per il momento. Nel frattempo, il tasso di insolvenza delle PMI italiane è cresciuto del 39% e le stime ci dicono che ca. 25.000 (venticinquemila!!) PMI falliranno nel corso dell’anno, con ca. 625.000 (seicentoventicinquemila!!) posti di lavoro che andranno bruciati! Lo scorso 23 gennaio, nel più assoluto silenzio, vengono trasferiti dal Ministero del tesoro italiano ca 2,5 Mld alle casse di Morgan Stanley, per estinguere una posizione di derivati (!?) e consentendo così alla banca americana di “alleggerirsi” di un fardello…che si è accollato Banca IMI, ovvero IntesaSanpaolo! Il silenzio è d’obbligo, visto che stiamo parlando di derivati: il termine non è gradito (ovviamente) all’opinione pubblica! E mentre si chiedono sacrifici agli italiani…… Nell’ultimo viaggio del nostro Presidente del Consiglio negli US, grandi manifestazioni di consenso: gli viene persino dedicata la copertina di Times (per la verità è quella dell’edizione asiatica, ma sempre copertina è) che lo qualifica come una sorta di Messia Salvatore dell’Europa. Vabbè, ci sta e tutto aiuta….per il rating del nostro Paese. La notizia di oggi : ulteriore declassamento del nostro Paese da parte di Moody’s, agenzia di rating (privata) americana. L’Italia è stata riposizionata al livello A3: se continua così, nel senso che se non si porrà una limitazione al potere delle agenzie di rating (giova ribadirlo, private!) e non si costituirà una nuova forma istituzionale di certificazione dei debiti sovrani, andremo in …cantina! Se poi pensiamo che i pareri espressi nel passato da queste società private, controllate da coloro che dovevano essere controllati/certificati (doppio sic!) non avevano previsto/ evitato la crisi finanziaria del 2008, madre della ben più grave crisi dell’economia reale, viene da dire : quale autorevolezza! Allora ci si chiede : si è così stupidi e/o confusi oppure, volutamente, non si vuole far nulla per riordinare il Caos? La risposta appare scontata: siamo vivendo l’era del dominio della finanza su tutto il mondo civile, una sorta di dittatura silenziosa ma micidiale, che vede tra i principali colpevoli non gli speculatori (a volte sciacalli come nel recente caso di Deutsche Bank che ha lanciato per la prima volta in Europa i death-bonds, titoli che speculano sulla vita e le difficoltà delle persone) ma chi consente loro, per l’assoluta mancanza di regole, di agire indisturbati: la politica! Occore riposizionare l’economia finanziaria al servizio dell’economia reale, che un vecchio artigiano mi definì “quella che produce cose che puoi toccare e ti fa sudare per realizzarle”, e non il contrario! Al contrario, ci ritroveremo in un futuro non lontano, ricchissimi di pezzi di carta (bond, cds, azioni, derivati, polize …) ma senza pane per mangiare.

Articolo su La Crepa

Riporto un mio articolo pubblicato oggi su La Crepa, giornale online di politica, economia e società. http://www.lacrepa.org/apri-la-crepa/item/inflazione-colesterolo

Private equity e sistema PMI

Venture capital privato / agevolazioni fiscali e sistema delle PMI E’ pacifico: le PMI italiane sono disarmate ed impotenti a fronte degli effetti della crisi finanziaria generata da speculatori in camicia bianca – banchieri senza scrupoli - che hanno approfittato della mancanza di regole per un indebito arricchimento personale. Certo, colpa della politica spesso connivente, di un modello di classificazione del rischio dove i i certificanti erano controllati dai certificati, ect ect. Insomma, un pasticcio globale, un tragico percorso che ha portato il Mondo in una situazione economica e sociale mai vissuta in precedenza. La crisi del ’29, sebbene generata da alcuni simili aspetti, presenta contesti tali che, a mio avviso, non sono possibili confronti. Ma questo è un altro discorso. Detto ciò, sebbene i Governi siano intervenuti sull’emergenza – in alcuni casi con un accanimento terapeutico che rischia di uccidere il malato ..Grecia ndr – rimane irrisolto il problema della ripresa e dello sviluppo delle vecchie economie occidentali. Ed il motivo? Semplice e disarmante : manca la pecunia, i soldi! Una delle conseguenze, la più pericolosa per il sistema delle PMI ed in particolare per i Paesi dove queste realtà costituiscono l’ossatura del Pil, i.e. Italia, è che le misure adottate di tagli e maggiori tasse sviliscano ancora di più i consumi, generando un meccanismo perverso con inevitabili drammi sociali. Allora, che si fa? Visto che i soldi pubblici non ci sono, le banche hanno altro a cui pensare e le imprese hanno bisogno di capitali per la loro operatività, dobbiamo pensare all’attrazione dei capitali privati. Chi investe e crede nelle imprese e le finanzia cerca il proprio profitto personale, ma contribuisce in prospettiva a quello di tutti … se si ragiona in maniera non ideologica. Si badi, nello sviluppo di nuovi business (le start up) le maggiori difficoltà sono proprio quelle relative all’accesso al credito! Occorre però che l’Investitore privato possa, scontata la preliminare positiva valutazione dell’idea o dell’impresa da finanziare, ottenere anche dei benefici fiscali legati al capitale di rischio. Se guardiamo ad altri Paesi (dovremmo fare più benchmark ) in Gran Bretagna ciò avviene dal 1995, dove pur con alcuni limiti per evitare che accedano a questi strumenti investitori non adeguati per profilo di rischio, il contribuente persona fisica ha la facoltà di investire in determinati progetti di investimento mobiliare e di detrarre dalle imposte dovute una parte del costo sostenuto per l’investimento. Per intenderci, la proposta è simile a quella del cd. “5 per mille”, esperienza di grande successo che consente di dedurre dalla base imponibile le donazioni effettuate a favore di istituti non a fine di lucro. Nel caso del venture capital si abbasserebbe la tassazione complessiva a chi vuole rischiare. Più rischio in nuove imprese ed a sostegno di quelle ritenute meritevoli , meno tasse personali. Per realizzare tutto ciò, l’idea è quella una normativa simile a quella inglese sui Venture Capital Trusts che permetta alle persone fisiche la deduzione dal reddito imponibile di quanto viene investito in venture capital, sia direttamente che attraverso la costituzione di fondi specializzati. La parte di gettito fiscale mancante, credo sarebbe ampiamente superata dai benefici in termini di mantenimento e creazione di nuovi posti di lavoro oltre alle imposte generate IVA, Ires e, chiaramente, la tassazione sull’attività delle imprese che, altrimenti, non sarebbero mai nate e/o sopravissute. Probabilmente, una operazione a costo zero per lo Stato…. Una semplice soluzione, ideale per il sistema delle PMI. Ci pensi, Ministro Passera